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giovedì 31 ottobre 2013

"Erotismo e Spiritualità" di Claudio Marucchi

La travolgente forza ispiratrice dell'amore è contemporaneamente in 

grado di elevare l'individuo o disperderlo nell'abisso della frammentazione. 

L'amore è alla base di ogni forma di illuminazione, come ogni forma di autodistruzione. 

Per questo si dice folle d'amore” o “innamorato follemente”. Il vero amore esige un grado

di follia che lo avvicina all'esperienza mistica o magica. 

La via dell'amore è connaturata al desiderio di sé, ma si realizza nel desiderio della perdita 

di sé. Come stella polare interiore orienta il  soggetto a mettersi in cammino verso se 

stesso, per scoprire che ci si conquista abbandonandosi, ci si ritrova perdendosi, e così via,

di paradosso in paradosso.

Un simile desiderio è il punto di contatto tra l'amore per il partner (eros) e l'amore

universale (agape). Solo una visione monca può continuare a concepire questo distinguo

come una reale separazione. Non è un caso che in alcuni contesti antichi, gli amanti si

chiamino tra loro fratello e sorella. Accade con Iside e Osiride in Egitto, e anche con la

coppia mirabilmente celebrata nel Cantico dei Cantici. Il partner è l'incarnazione

dell'universo, dell'alterità assoluta, quindi eros è la possibilità pratica di agape.

Un'attitudine moralizzatrice ha spaccato la continuità e l'identità tra sessualità e vita

spirituale. Ciò che il moralismo ha strappato, la pratica può ricucire. La pratica è retta

dalla dimestichezza con i simboli. Lo stesso termine “simbolo” - dal greco “syn-ballein”

mettere insieme-indica la cura per riparare i danni fatti dal moralismo. Quando il simbolo

tende la mano all'inconscio, la profondità del sacro risponde. L'incontro tra le due istanze

incita la produzione di una sintesi nella coscienza, il vertice di eros e sacro, emblema del

ricongiungimento, del matrimonio dell'uomo con l'assoluto.”

(dal primo capitolo di Erotismo e Spiritualità di Claudio Marucchi)