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domenica 7 dicembre 2014

"Los Voladores" le oscure entità parassite

Troppo spesso siamo confusi, ci crediamo persi e insicuri. Troppo spesso le nostre paure prendono il sopravvento al di là di ogni buona intenzione e pensiero positivo. Credo sia giunto il momento di condividere queste informazioni che sono di vitale importanza per chi vuole davvero prendere in mano le redini del proprio destino. In molti non credono ma questa è la prova che ciò che leggerete di seguito è vero. Che questo post possa essere d'ispirazione per l'inizio di un nuovo percorso sulla strada della magia e della consapevolezza, per ogni guerriero stregone...per ogni essere libero.
Buon Viaggio!

«Per consentire alla magia di avere presa su di noi, non dobbiamo fare altro che bandire ogni dubbio dalla nostra mente. Una volta eliminati i dubbi, tutto diventa possibile.»

Gli sciamani toltechi scoprirono la presenza di esseri oscuri posti direttamente sullo sfondo del campo energetico umano e per questo difficilmente individuabili. Gli stregoni videro che questi esseri oscuri si cibavano della lucentezza della consapevolezza di ogni individuo, riducendone sempre di più la patina luminosa. Le entità oscure sono particolari esseri inorganici, coscienti e molto evoluti e poiché si muovono saltellando o volando come spaventose ombre vampire furono chiamati los Voladores, ovvero quelli che volano.

Don Juan: «Sei arrivato, e con le tue sole forze, a ciò che per gli sciamani dell’antico Messico era la questione suprema. Per tutto questo tempo non ho fatto che menare il can per l’aia, insinuando in te l’idea di un qualcosa che ci tiene prigionieri. Ed è davvero così!» Carlos: «Perché questo predatore ci avrebbe sottomessi nel modo che stai descrivendo, don Juan? Dev’esserci una spiegazione logica.» Don Juan: «Una spiegazione c’è ed è la più semplice che si possa immaginare. I predatori hanno preso il sopravvento perché siamo il loro cibo, la loro fonte di sostentamento. Ecco perché ci spremono senza pietà. Proprio come noi alleviamo i polli nelle stie…»
I Voladores si nutrono solo di un determinato tipo di energia e, come vedremo, noi produciamo molta di quella energia. Questo ci fa essere le prede ideali da mungere quotidianamente. Il danno energetico che questa azione predatrice ci arreca è immenso. Siamo esseri magici dotati di possibilità infinite condannati a brandelli di consapevolezza: i Voladores consumano regolarmente la patina luminosa – che torna a crescere per sua natura – e come impeccabili giardinieri tengono l’erba rasa sempre allo stesso (misero) livello. Gli sciamani vedono che la patina di luminosità rimastaci è una piccola pozzanghera di luce sotto i piedi, che non arriva nemmeno agli alluci. Questa consapevolezza rimastaci è davvero poca cosa e ci permette giusto di interagire nel mondo quotidiano fissato dalla socializzazione, ma certo non ci dà modo di comprendere la nostra reale situazione o di riconoscere che condividiamo lo stesso destino degli animali che alleviamo. Come inconsapevoli schiavi ci identifichiamo nei nostri predatori e riproponiamo i loro nefandi comportamenti con la natura in generale inquinando, disboscando, distruggendo e «sfruttiamo noi stessi senza ritegno i nostri animali: li mungiamo, li tosiamo, prendiamo loro le uova e poi li macelliamo o li rendiamo in diversi modi sottomessi e mansueti. Li leghiamo, li mettiamo in gabbia, tagliamo loro le ali, le corna, gli artigli ed i becchi, li ammaestriamo rendendoli dipendenti e gli togliamo poco a poco l’aggressività e l’istinto naturale per la libertà.»

Ci manca l’energia, non possiamo fare altro che specchiarci, nella pozzanghera di consapevolezza, in un limitato e illusorio riflesso di sé, una falsa personalità. «La coscienza delle suole rispecchia la nostra immagine, la nostra superbia e il nostro ego, i quali alla fine non sono altro che la nostra vera gabbia.»

L’esigua pozzanghera di consapevolezza è l’epicentro dell’egocentrismo in cui l’uomo è inconsapevolmente intrappolato. Ci hanno tolto tutta l’energia, ma ci hanno lasciato proprio quella che ruota intorno all’Ego! E proprio facendo leva sul nostro egocentrismo i Voladores creano fiammate di consapevolezza che poi voracemente consumano. I predatori alimentano l’avidità, il desiderio smodato, la codardia, l’aggressività, l’importanza personale, la violenza, le emozioni forti, tutti gli eccessi, l’autocompiacimento ma anche l’autocommiserazione. Le fiamme energetiche generate da queste qualità “disarmoniche” sono il loro cibo prediletto. I Voladores non amano invece la qualità vibrazionale della consapevolezza, dell’amore puro, dell’armonia, dell’equilibrio, della pace, della sobrietà… in una parola aborriscono la qualità energetica della crescita evolutiva, e hanno ogni vantaggio nel boicottare ogni nostro incremento di coscienza.

«La nostra mentalità da schiavi, che nella cultura giudeo-cristiana ci promette consolazione nell’aldilà, non porta alcun vantaggio a noi stessi, bensì ad una forza estranea, che in cambio della nostra energia ci fornisce credenze, fedi e modi di vedere che limitano le nostre possibilità e ci fanno cadere nella dipendenza.»

Secondo don Juan sono stati proprio i Voladores a instillarci stupidi sistemi di credenza, le abitudini, le consuetudini sociali, e sono loro a definire le nostre paure, le nostre speranze, sono loro ad alimentare in continuazione e senza ritegno il nostro Ego.
L'Installazione Estranea dei Voladores


Sono stati proprio i voladores a instillarci stupidi sistemi di credenza, abitudini, consuetudini sociali, e sono loro a definire le nostre paure, le nostre speranze, sono loro ad alimentare in continuazione e senza ritegno il nostro Ego.

Carlos: «Ma come ci riescono, don Juan? Ci sussurrano queste cose all’orecchio mentre dormiamo?» Don Juan: «Certamente no. Sarebbe idiota! Sono infinitamente più efficienti e organizzati. Per mantenerci obbedienti, deboli e mansueti, i predatori si sono impegnati in un’operazione stupenda, naturalmente dal punto di vista dello stratega. Orrenda nell’ottica di chi la subisce. Ci hanno dato la loro mente!

CI HANNO DATO LA LORO MENTE!

Mi ascolti? I predatori ci hanno dato la loro mente che è la nostra. La mente dei predatori è barocca, contraddittoria, tetra, ossessionata dal timore di essere smascherata. Benché tu non abbia mai sofferto la fame, sei ugualmente vittima dell’ansia da cibo e la tua altro non è che l’ansia del predatore, sempre timoroso che il suo stratagemma venga scoperto e il nutrimento gli sia negato. Tramite la mente che, dopotutto, è la loro, i predatori instillano nella vita degli uomini ciò che più gli conviene… Le nostre meschinità e le nostre contraddizioni sono il risultato di un conflitto trascendentale che affligge tutti noi, ma di cui solo gli sciamani sono dolorosamente e disperatamente consapevoli: si tratta del conflitto delle nostre due menti. Una è la nostra vera mente, il prodotto delle nostre esperienze di vita, quella che parla di rado perché è stata sconfitta e relegata nell’oscurità. L’altra, quella che usiamo ogni giorno per qualunque attività quotidiana, è una installazione estranea.» Carlos: «Ma se gli sciamani dell’antico Messico e quelli attuali vedono i predatori, perché non fanno nulla?» Don Juan: «Non c’è nulla che tu e io possiamo fare se non esercitare l’autodisciplina fino a renderci inaccessibili. Ma pensi forse di poter convincere i tuoi simili ad affrontare tali rigori? Si metterebbero a ridere e si farebbero beffe di te, e i più aggressivi ti picchierebbero a morte. Non perché non ti credano. Nel profondo di ogni essere umano c’è una consapevolezza ancestrale, viscerale, dell’esistenza dei predatori.»

Rappresentazione di un Volador: los Voladores possono avere diverse forme, più o meno grandi e sono simili a ombre deformi fluttuanti per aria.
Non c’è da meravigliarsi dunque del fatto che i bambini hanno spesso paura di demoni, mostri, spiriti o strane ombre (l’Uomo Nero) che secondo loro si nasconderebbero sotto il letto, dietro le porte, negli armadi, etc. I bambini piccoli vedono e solo quando hanno raggiunto una certa quota di socializzazione smettono di vedere, e ciò che prima era visibile si manifesta come inconscia presenza, come inquietudine, paura, disperazione, depressione…

«La mente di quello che vola non ha rivali. Quando si propone qualcosa non può che concordare con se stessa e indurti a credere di aver fatto qualcosa di meritevole. La mente di quello che vola ti dirà che qualsiasi cosa dica Juan Matus è solo un mucchio di sciocchezze e quindi essa stessa concorderà con la sua affermazione, “ma certo, sono sciocchezze” dirai tu. È così che ci sconfiggono.» Don Juan Matus

Il recente film The Matrix dà forma in maniera efficace a queste tematiche castanediane: il Tonal dei toltechi – ovvero il mondo quotidiano frutto della socializzazione e mantenuto dall’attività della mente – è Matrix, una terrificante trappola che consente a delle entità (in questo caso macchine) di depredare l’energia degli esseri umani. I pensieri che attraversano la nostra mente sono certamente “nostri”, ma la mente, attraverso la socializzazione, ne dirige il percorso in modo tale che essi sono “liberi” non più di quanto lo sia un treno su delle rotaie. I dati sensoriali sono i nostri, ma il software che guida il pensiero è estraneo.

Rappresentazione di un Volador: los Voladores possono avere diverse forme, più o meno grandi e sono simili a ombre deformi fluttuanti per aria.
Il pensiero ricrea costantemente il mondo così come lo vediamo (o meglio, così come ci è stato insegnato a vederlo. Fermare il pensiero per gli sciamani toltechi significa “fermare il mondo” e vedere le cose come sono veramente: pura energia.
Don Juan spiega che gli sciamani possono sconfiggere l’installazione estranea attraverso una vita di impeccabilità (uso strategico dell’energia) perché la disciplina strema in modo incommensurabile la mente aliena. La disciplina e la sobrietà sono qualità della consapevolezza che rendono la patina di splendore dell’uovo luminoso sgradevole al gusto dei Voladores. Ogni volta che si interrompe il dialogo interiore e si entra nel silenzio interiore si affatica la mente del predatore in modo così insostenibile che l’Installazione Estranea fugge. Successivamente essa ritorna, ma indebolita. Attraverso ripetuti stati di silenzio interiore l’Installazione Estranea prima o poi viene sconfitta e non torna.

Ogni volta che si interrompe il dialogo interiore, il mondo così come lo conosciamo collassa e affiorano aspetti di noi del tutto straordinari, come se fino a quel momento fossero stati sorvegliati a vista dalle nostre parole. Don Juan sostiene che il giorno in cui la Mente Estranea ci abbandona è il giorno più triste e difficile, poiché siamo costretti a contare solo sulle nostre forze e non c’è più nessuno a dirci cosa dobbiamo fare. Dopo un’esistenza di schiavitù, la nostra vera mente è molto debole e insicura e deve ritrovare la sua identità.

Lo studioso tolteco Norbert Classen ci ricorda che se «ci vogliamo effettivamente liberare dai voladores e da quella parte dell’intelletto che non è nostra, dobbiamo cominciare dal falso dualismo del nostro Ego, dallo specchiarci nella pozzanghera di consapevolezza, e ritornare a osservare il mondo per quello che è, cioè pura energia, che non è né buona né cattiva. Se riusciamo in questo, potremo riconoscere che oltre il velo del conosciuto e degli stretti confini del quotidiano ci attende un universo immenso e meraviglioso. Certo è un universo predatorio con voladores e uomini altrettanto rapaci, ma questa constatazione non significa il dover giudicare; mette anzi noi, i voladores e tutto ciò che esiste su uno stesso piano. Solo se ci liberiamo dallo spirito di schiavitù e dallo schema fisso “carnefice-vittima” abbiamo davvero una chance di riguadagnare la nostra libertà – una chance di libertà dai dettami impostici dai voladores, dallo specchio del narcisismo, dagli obblighi della realtà quotidiana e dalla fissazione del Punto d’assemblaggio. Se ci disfiamo del giudizio dualistico e consideriamo gli avvenimenti che ci accadono non più come maledizioni e ricompense, ma come promettenti sfide, abbiamo mosso il primo passo sulla via che ci può portare fuori dalla prigione del nostro Io abituale: la Via del Guerriero.»
La visione tolteca del mondo si configura dunque come un vasto interessante paradigma alternativo sia alla visione del mondo occidentale che a quella orientale. Uno sciamano saggio incarna le doti della pragmaticità e della fluidità e sapendo che nessun paradigma rappresenta la verità assoluta è libero di cambiare sistema a piacere, a seconda di ciò che ogni situazione richiede. Paradigmi diversi non sono per lui concepiti come antagonisti, minacciosi o sbagliati, ma semplicemente come diversi punti di vista.

Questa breve introduzione al mondo magico degli Sciamani Toltechi vuole essere un invito alla libertà e non può che concludersi con le parole di don Juan, uomo di conoscenza estremamente evoluto e libero, vero, impeccabile maestro:

«Per consentire alla magia di avere presa su di noi, non dobbiamo fare altro che bandire ogni dubbio dalla nostra mente. Una volta eliminati i dubbi, tutto diventa possibile.»

«Una volta raggiunto il silenzio interiore, tutto diventa possibile.«

Dal sito: http://www.carloscastaneda.it/


martedì 4 novembre 2014

"Quel che una Strega sa"


“Quel che una Strega sa” è frutto di un ritrovamento. L’autrice trova in un mercatino alcuni diari
di una strega vissuta nel secolo scorso. Scopre magiche analogie tra i suoi appunti e quelli
dell’antica sorella. Decide così di unire in un unico scritto il “sentire” di entrambe e di riportare
in vita il vecchio Grimorio creando un nuovo “diario degli incantesimi” del cuore.

"Premessa dell’autrice
Ritrovare i diari di una Strega vissuta nel secolo scorso, è il sogno di ogni strega moderna.
Scoprire le avventure, i desideri e i segreti di una sorella mai incontrata, ma vicina nel cuore, è
un’emozione straordinaria. Un dono degli Dei. Mi sono chiesta il perché di tale incanto e la
risposta non ha tardato a manifestarsi. La sorella strega vive in ciascuno di noi e parla ai nostri
cuori con quel suono immortale che ha la vera saggezza, quella senza tempo. I diari di questa
sorella, vissuta per quasi un secolo, somigliano ai miei. Un misto di sensazioni, incantesimi,
pensieri rubati che viaggiano verso una sola direzione, la conoscenza di se stessi e quindi del
mondo secondo il famoso monito dell’oracolo di Delphi. Ho così deciso di condividere con Te che
leggi questo dono prezioso: il sentire di Eva e il mio si fondono, per dare vita a un’opera che è la
voce di ogni Essere libero.
Desidero chiarire cosa significa per me la parola strega: è un essere libero che ascolta se
stesso e vive l’esperienza della vita come un’opportunità, per conoscere e conoscersi. Una
creatura senza tempo che ascolta gli spiriti della natura e riconosce in se stessa l’essenza di
ogni cosa.
Mettersi al servizio e scrivere in nome dell’eternità. Dare certezze a chi non può sentire, a chi ha
dimenticato come guardare, è un’impresa quasi impossibile. Nessuno ti crederà perché tu per
prima non credi. Credere è la prima regola, in ciò che si sente, in ciò che si è, sapendo di essere
ogni cosa, certi di conoscere ogni risposta, perché per ogni domanda c’è una risposta, mentre
non vi è una domanda per tutte le risposte. Cercando di comunicare con te, nel profondo di te,
puoi attingere a quella scintilla di coscienza che tutto unisce e che a ciascuno parla. Lo
chiamano spirito, anima, corrente, luce, molti nomi per una sola essenza. Siamo connessi
all’immensità, volenti o nolenti, alla nostra coscienza che tutto esplora e tutto già conosce.
Qui in questo luogo senza luogo, da un posto con mille nomi ti parlo di libertà: ogni uomo nasce
e muore libero, la prigione è scelta e costruita dall’essere stesso, per gioco.
Ti sembrerà assurdo forse, ma questa è la realtà: è tutto un grande gioco cosmico.
Immensi sono gli oceani dell’essere, ancor più immensi quelli della verità: vivono uno dentro
l’altro eppure non si incontrano mai perché difficilmente si riconoscono. La verità basta a se
stessa e l’Essere è sempre un divenire lontano e forte.
Abbiamo tanti colori quante gocce di sangue nel corpo di un unico grande polmone. Ci sono
realtà differenti a servizio dei vari stadi di consapevolezza o di abbandono. Connettersi agli altri
è una di queste, connettersi a se stessi è un’altra.
Ogni cosa è dentro l’altra e allo stesso tempo la contiene. Ogni vita procede nell’attimo di mille
altre. La matematica non ha scopo nell’infinito come la parola non aiuta a definirlo. Le arti e le
scienze degli Esseri di quest’epoca progrediscono restando ferme perché dimenticano spesso
la voce dello spirito. Un mare di silenzio accoglie la coscienza di chi respira nell’infinito, una
vasta landa di realtà attende chi ascolta l’eternità.
Qui io ti aspetto e ti accolgo…Strega."
Casa Editrice: Efdien Publishing

Prima presentazione Sabato, 15 novembre 2014

Ore 17,30

Libreria Esoterica, Milano

martedì 28 ottobre 2014

"Gesù ti ama" (una piccola storia d'amore e musica)

“Ci sono dei momenti in cui credi di sapere tutto, l’universo non ha più segreti per te, durano poco…il mondo è sempre pronto ad entrare da ogni buco. In altri momenti credi di conoscere la gente, durano ancora meno…se sei sincero sai che non sai niente di te.” E così passava il suo tempo scrivendo aforismi all’americana, senza scopo, così tanto da sentirsi importante per qualche secondo. Le storie che raccontava erano sempre le stesse, un passato ricucito che faceva acqua da tutte le parti e un corpo da denuncia. Suonava la fisarmonica nelle feste di paese, non perché amasse la musica ma perché era il modo meno noioso di trascinarsi l’anima e aspettava. Aspettava sempre qualcosa, il concetto di presente per lui era al futuro, un futuro che non arrivava mai, il futuro è invisibile a chi si perde il presente. Un giorno uscì di casa con la sua fisarmonica, percorrendo il viale che l’avrebbe portato alla prossima festa si rese conto che vivere per vivere non aveva alcun senso, proprio in quell’istante lo fermò un candido ragazzo di qualche pseudo-religione cristiano-alternativa.
“Gesù ti ama, lui ama i musicisti che portano allegria!”
“Suonare non significa essere allegri, dì a Gesù che se mi porta in paradiso diventerò allegro, per il momento lasciami andare a lavorare”.
“Fratello, solo un minuto, stiamo raccogliendo fondi per la nostra Chiesa”.
“E quale sarebbe la Vostra Chiesa? Sentiamo un po’...”
“La Chiesa dei musicisti tristi fratello, la tua!”
“I musicisti tristi non hanno bisogno di una Chiesa solo di un buon prete verso la fine della storia. Scansati ragazzo, devo andare”.
Il giovane si fece da parte e il vecchio proseguì verso la sua festa ma quell’incontro aveva smosso qualcosa dentro di lui, non avrebbe saputo dire cosa ma per una attimo la Chiesa dei musicisti tristi aveva avuto il suo fascino, decise che il giorno seguente sarebbe tornato a cercare il ragazzo.  Così la mattina dopo si vestì con più cura del solito, prese la sua fisarmonica e ritornò sul viale, il ragazzo era ancora lì con il suo banchetto ad urlare: “Gesù ti ama”.
Il vecchio si avvicinò al banco e si accorse con stupore che non vi era nulla su quel pezzo di legno, non una Bibbia, non un volantino…ma come pensava di raccogliere fondi il ragazzo?
“Fratello! Sei tornato! Ti stavo aspettando, il mio cuore sapeva che saresti tornato. Vieni, avvicinati”.
“Ragazzo, dovresti mettere qualcosa su questo banco, come fa la gente a sapere che chiedi soldi in nome di Gesù e poi non te li vai a spendere per gli affari tuoi?”
“Fratello, la nostra Chiesa è di tutti, se io mettessi un qualche poster qualcuno potrebbe sentirsi escluso ed io questo non lo voglio. I fondi in effetti sono per me, senza le donazioni non potrei comprarmi da mangiare e non potrei passare il mio tempo urlando al prossimo quanto Gesù lo ami. Sono in missione per conto di Dio fratello.”
“Ma questo è assurdo, vuoi che dire che stai qui a urlare chiedendo denaro senza uno scopo?”
“Ce l’ho eccome uno scopo fratello, è necessario che io stia qui a ricordare l’amore di Gesù a tutti quelli che passano.”
“E a che cosa serve? Davvero pensi che le tue urla guariranno il mondo? Che faranno sentire le persone meno sole? Sei pazzo!”
“Fratello, le mie urla guariscono il mio cuore e sì, ora che sei qui, mi sento meno solo. Sia lodato Nostro Signore!”


Il vecchio così comprese e, imbracciata la fisarmonica, si mise a suonare mentre il ragazzo continuava a urlare: “Gesù ti ama fratello! Gesù ti ama sorella!”. Non avrebbe più avuto bisogno di comporre aforismi o suonare senza vita, ricordare l’amore al prossimo era già più che sufficiente.


venerdì 11 luglio 2014

Ho sentito Dio dentro di me

Ho sentito Dio dentro di me.
Una corrente di luce attraversa questo corpo e con voce di rugiada racconta la mia eternità.
Un soffio di sole sbanda sul pavimento della cucina mentre la solita mosca immemore saluta mille volte, la stessa piastrella sbeccata.
Il mondo si ricrea a sua immagine e somiglianza in ogni attimo sempre più perfetto del precedente.
Una lacrima d'amore solca il mio volto proprio quando le mie mani calde tastano l'aria, incontrando profumi di quella stagione senza fine che è la primavera del mio cuore.
E' Dio in questo Giardino, è Dio nel mio sguardo.




mercoledì 25 giugno 2014

Solo ciò che è vero per Te…è Vero.

Spesso guardiamo alle culture primitive e naturali della Terra con rispetto e ammirazione. Ci affascinano i segreti degli sciamani d’America, i cuori aborigeni dell’Australia, l’astronomia degli stregoni africani, i sentieri dei druidi. Cos’è che accomuna queste antiche tradizioni? L’Essere. Nelle culture naturali della Terra non troviamo lezioni o tecniche scritte, non esistono corsi, chi sa ha trovato le risposte dentro di sé e tramandato la conoscenza attraverso l’esperienza diretta.
Al giorno d’oggi c’è chi ha bisogno di vedere la fotografia di un’anima che esce da un corpo morto per prendere in considerazione l’eventualità di una vita dopo la morte. C’è chi ha bisogno di test scientifici che dimostrino la telepatia o il potere curativo del tatto. Tutte realtà empiricamente provate dalle culture naturali della Terra. Il risultato è l’esplorazione di una strada, già battuta in nome del “se non vedo non credo”. Questo è il più grande inganno. La Conoscenza non è un qualcosa che si vede ma una realtà che si Sente. Esiste un solo luogo in cui possiamo trovare ogni risposta, ogni soluzione e si chiama Silenzio.
Silenzio della mente, silenzio dalle informazioni “esterne”, paradossalmente nel Silenzio che è la culla dell’Essere la voce dell’Universo esplode in tutta la sua profondità e saggezza.
La cultura moderna che nulla ha a che vedere con la Tradizione Naturale del pianeta uccide il silenzio.
Ci sono persone che non possono resistere più di dieci minuti senza suoni innaturali: radio, televisioni, rumori di automobili e chi più ne ha più ne metta. Tutto pur di non restare in compagnia di se stessi e questo è comprensibile. Il silenzio di un uomo ordinario è il rumore costante dei pensieri della sua mente non è un vero Silenzio. Il vero Silenzio è l’assenza di questo vociare mentale.
Sento parlare di molte buone regole da seguire, infiniti consigli su quello che dovrebbe rendere felici: non attaccamento, non giudizio, non questo e non quello. Principi giusti nell’assoluto poiché ogni principio lo è ma: cos’è vero per Te? Ti chiedi mai cos’è vero per Te?
Questa è l’unica cosa che conta, l’unica strada da seguire e può essere percorsa solo attraverso l’esperienza del Silenzio. Praticare il Silenzio permette l’accesso alla conoscenza Naturale che è già presente in ogni essere vivente. Lo stato Naturale dell’Essere è la certezza non la confusione, la certezza di Esserci.
Il Caos è un concetto mentale, non esiste Caos nel mondo esiste un equilibrio perfetto del quale facciamo parte e che possiamo accompagnare o contrastare. Le tradizioni Naturali della Terra conoscono questa verità e l’accompagnano attraverso il loro Sentire, è questo che ci affascina…la loro sicurezza.
Ognuno di noi è custode consapevole o inconsapevole di questo equilibrio, l’atto di assumersene la responsabilità è quello che contraddistingue gli antichi popoli.
Questo è vero…è vero per Me, non deve esserlo obbligatoriamente anche per Te.

Buon Viaggio.

domenica 13 aprile 2014

Una goccia d'eternità

Chiedo scusa a questo mondo. Lo prego di perdonarmi per aver creato la fame, la sete, la guerra.
Chiedo scusa a questo mondo per averlo costretto a parlarmi di me stessa attraverso il dolore e la morte.
Imploro questo mondo di aver compassione del mio essere ancora così fragile e soggetto alle burrasche dell’egoismo.
Chiedo scusa a tutti i bambini che piangono da soli, alle donne violentate, ai poveri inginocchiati per le strade. Chiedo scusa ai ciechi, i loro occhi sono la mia incapacità di vedere il bello che c’è in ogni cosa.
Chiedo scusa ai sordi, per non aver ascoltato il canto della vita. Che mi perdonino anche coloro che non possono camminare, la mie esitazioni li tengono ancorati ad una sedia. 
Chiedo scusa al sole ed alla luna per aver diviso luce ed ombra nel mio essere impedendo così i loro baci d’amore.

Imparerò ad ascoltare il canto delle foglie, a vedere l’incanto dell’esistenza, creerò una Me migliore fino a quando non riuscirò a perdonarmi dentro. Fino a che non sarò davvero Una sola che contiene Tutto e nel silenzio del mio respiro troverò la melodia di una goccia di eternità.


domenica 6 aprile 2014

Poesie di una prostituta

Una prostituta per la strada, una qualsiasi, una del mestiere. Una delle poche rimaste per scelta, sempre la stessa vecchia storia…Quando una sera, passando per la via, la solita via, vide un nugolo di persone davanti ad una porticina illuminata. Era un nuovo locale, bestemmiò perché avrebbe allontanato i clienti e si sarebbe dovuta trovare un altro posto per lavorare. Si fermò all’angolo ad osservare quei giovani che ridevano, le signore con le collane di perle ed i loro mariti in sciarpa di seta. Li conosceva bene lei, quei mariti…
Incuriosita, si chiuse il cappotto e si avvicinò, nel mentre le persone entravano nel club. Lei fu l’ultima, poi qualcuno chiuse la porta e spense le luci. Il locale era una piccola stanza buia con un palchetto di legno al fondo, un faretto barcollante illuminava un leggio ancora più storto della lampadina ed un ragazzo con la barba incolta salì su quel trespolo improbabile. Il giovane mise sul leggio un pacchettino di fogli e cominciò a leggere.
Erano poesie, poesie d’amore. Quanto tempo era passato dall’ultima volta che ne aveva letta una.
Erano poesie d’amore per una donna che non era presente, almeno così disse il poeta. Lei ascoltava affascinata, sognava di quella ragazza mancante, la vestiva di colori e profumi. La immaginava ora in bianco poi in nero, bionda e bruna.  
La donna delle poesie doveva essere stupenda, o forse no, magari era una come tante, tante di quelle lì. Quelle normali, forse aveva una collana di perle e probabilmente un giorno non avrebbe sposato il poeta ma un qualsiasi signor nessuno in sciarpa di seta.
Come volò alto il suo cuore, un cuore rattrappito, con ali spezzate ma trovava la forza per salire un po’ come se nulla fosse successo, come se la donna della poesia fosse Lei. Una donna come quelle, quelle che  vedeva solo passare ogni tanto la sera, di quelle che portano a spasso il cane, chiuse in giacche pesanti e cappelli di lana. Donne coperte, che avevano paura della notte. Lei, che di notte ci viveva, aveva paura del giorno. Temeva che alla luce del sole, qualcuno potesse scoprirla e vedere quello che era diventata. Usciva nel tardo pomeriggio per fare la spesa, con un cappello a falda larga e gli occhiali da sole, per nascondersi da se stessa, prima di tutto.
Il giovane poeta terminò la sua lettura e fu il turno di una ragazza dolce e goffa. Vestita di fiori e piccoli pois, la piccola poetessa parlava d’amore a sua volta. Raccontava di un incontro romantico, uno come tanti, niente di speciale in realtà ma i Suoi occhi di prostituta brillarono di lacrime sparse. Si emozionava al pensiero di baci rubati, di baci senza pagare il doppio, sì perché Lei, il bacio, lo faceva pagare il doppio.
Sognò della lettrice a fiorellini, del suo incontro mancato, dell’amore che le era stato tolto. Sentiva il leggero sfiorar di mani e l’emozione del primo sguardo. Com'era fortunato quel giovane, lui non doveva pagare per amare.

La lettura finì e la Donna di Tutti raccolse i suoi fazzolettini, sgattaiolò fuori prima che le luci fossero riaccese. Si incamminò decisa verso il prossimo angolo, ma il suo cuore ancora planante la trattenne e si voltò verso la porta del club. Vide il giovane poeta e la lettrice a pois baciarsi teneramente, alla luce fioca di un lampione qualsiasi. Li spiò silenziosa mentre le ali palpitanti volavano leggere verso le stelle ed ancora più su. Era una prostituta, una delle tante ma per quella notte fu una donna di quelle , di quelle del giorno. Sorrise a quei baci sotto il lampione, baci gratis, sorrise ed in silenzio come era venuta se ne andò verso il prossimo angolo.





sabato 29 marzo 2014

Io Esisto da Sempre

Quest’era non è diversa dalle altre. Ci sono persone che muoiono di fame…sono sempre esistite, ci sono persone al potere che creano e sfruttano le miserie della gente. Ci sono poveri per le strade e malati negli ospedali, ci sono persone allegre e piene di vita. Ci sono indagatori dello spirito, amanti del piacere, edonisti, ci sono verità nascoste e misteri insondabili. Non è cambiato nulla da 10.000 anni a questa parte…solo i vestiti…forse…ma gli uomini sono sempre gli stessi.

Le antiche tradizioni non si sono perse come i più credono, sono esattamente dove le avevamo lasciate, tra codici cifrati e spesse mura di pietra.
La Magia vive, oggi come sempre perché è ovunque e lo è da quando esiste il mondo.
Al principio era il caos, lo è anche adesso e lo sarà dopo.
Mille vite si intrecciano nei volti dei personaggi che popolano il mio quartiere, mille storie che sono sempre la stessa in un ciclo continuo di voci e pensieri.
Dalla mia ascolto e osservo, ho pagato il biglietto e ne ho pieno diritto, quel diritto che ti dà la certezza di essere sempre nel posto giusto, l’incrollabile fede in uno sguardo perso nella bellezza del cosmo infinito.
I miei occhi bevono i colori di questa vita mentre il mio cuore canta una canzone antica e sempre nuova, una sinfonia di respiri potrei chiamarla…e come in un sussurro si aggiunge un battito che dice: io esisto da sempre.


lunedì 10 febbraio 2014

La Mia Confessione

Tutto ciò in cui credete semplicemente non esiste, nel senso più reale del termine. Non è una metafora, un modo di dire atto a spingere una ricerca interiore di qualche tipo. Non esiste. Ogni istante che credete di vivere, ogni “esperienza”, ogni incontro...solo immaginazione, molto ben costruita ma forza del pensiero. Quando si parla di coscienza, si parla di qualcosa che non può essere raccontato né condiviso, è per questo che si insiste sui metodi che possono portare a questo stato dell'essere, semplicemente perché se ve lo raccontassi non ci credereste. Sarebbe solo un altro bel discorso che verrebbe interpretato come una rivelazione o un delirio.
Perché si riescono a debellare le emozioni alla base e di conseguenza a gestirle a nostro piacimento? Non perché si ha un'illuminazione o si raggiunge la buddhità...semplicemente perché si Vede il Gioco e quando lo si vede non si può più farne parte, è impossibile.
Le persone che incontriamo, i posti nei quali andiamo appartengono al nostro passato, non è un discorso filosofico è qualcosa di vero, di tangibile.
Coloro che chiamiamo Maestri, sono individui che oltre ad aver Visto sono anche in grado di condividere con il prossimo la loro conoscenza grazie alla forza dell'amore e della compassione. Questo mondo è fantastico, meraviglioso, ogni cosa è al suo posto, non c'è nulla che non vada qui, assolutamente niente, sono i nostri occhi ad essere ciechi. Perché gli occhi di questa manifestazione “fisica” non sono fatti per captare la realtà.
Se ancori ti arrabbi, se ancora soffri, se ancora accusi e ti lamenti vuol dire che ci sei ancora dentro.
Non importa se mediti ogni giorno, se sei vegano, se sei pacifista, paradossalmente questi atteggiamenti che vengono spesso connessi ad un innalzarsi dell'Essere, raramente lo sono nel profondo. Una volta che hai Visto ogni cosa conta come un'altra, è solo una questione di gusti, puoi giocare al gioco che vuoi perché sai che non cambia nulla.
Solo che spesso ti ritrovi a sognare, a sognare un'evasione e vorresti portare con te tutto il mondo perché ami l'esistenza, perché ti senti responsabile della bellezza dell'adesso. Sai benissimo che non esiste un poi e che mai esisterà, sai perfettamente che puoi essere libero, totale ed integro solo Ora.
Io dico: abbandona ogni cosa, abbandonala nella mente e dedica tutta la tua vita, tutto il tuo essere al Sogno, al sogno di essere libero, non c'è niente d'altro che importi e niente che valga la pena essere vissuto se prima non ti sei liberato, se prima non hai preso coscienza, ma non è indispensabile, non è obbligatorio. Solo un consiglio...consiglio d'amore.
Buon Viaggio




domenica 26 gennaio 2014

Credo in TE!

Diffido della massa. Quando cammino per la strada la vedo, come un essere unico che mi viene incontro, un essere senz'anima, cieco di rabbia che non conosce l'amore. La massa distrugge, si lamenta, invidia e critica spietatamente senza nessuna coscienza.
Credo nell'individuo, so che in ciascuna di quelle persone c'è un'intelligenza spesso nascosta, c'è l'amore in tutto il suo potenziale. Credo in una rivoluzione individuale che parte dal ribaltamento del paradigma della moltitudine, un tuffo nell'abisso dell'inferno personale volto a riportare alla luce quel sentire troppo a lungo nascosto.
Io credo in Te che stai leggendo, essere unico e speciale in un universo di esseri unici e speciali...ci credo fermamente, fallo anche tu ed insieme cambieremo il mondo.



venerdì 24 gennaio 2014

"Per realizzare un sogno...prima di tutto bisogna svegliarsi! "

Fare della nostra vita un'opera d'arte è l'avventura più incredibile dell'esistenza ed anche il solo motivo per il quale continuiamo a viaggiare attraverso le epoche. Una sfida che può essere vinta esclusivamente nell'attimo e che si riflette in ogni angolo dell'Universo.
Molto spesso, presi dalla frenesia della routine ci si dimentica dei sogni che alimentano il nostro respiro. Sì, perché l'unico motivo per cui siamo vivi è realizzare un sogno.
Il problema è che troppo spesso, permettiamo, a quelli che appaiono problemi insormontabili di prendere il sopravvento. Nella nostra testa si affollano pensieri di ogni tipo e ci scordiamo del sogno. Probabilmente molti non ricordano neanche di averne avuto uno...tanto tempo fa.
Non è così, dovremmo dedicare moltissimo tempo dei nostri giorni al sogno, dovremmo tenerlo ben presente, diventare incorruttibili a riguardo, non lasciarci intimidire e andare avanti a tutta forza nel crearlo. Un sogno si crea e questo avviene continuamente, se siamo presenti a noi stessi potremo seguirne i voli, lasciandoci baciare dal sole ma se non lo siamo, rischiamo che il sogno si perda tra mille inganni e diventi addirittura un incubo.
Un mio amico dice sempre che per realizzare un sogno, prima di tutto bisogna svegliarsi!
Svegliamoci dunque portando con noi il nostro Sogno! Liberi dal sonno ipnotico nel quale crediamo di vivere, pronti a lasciare che l'incredibile accada.

Buon Viaggio.


sabato 4 gennaio 2014

Cos'è la Magia?

Quando si risponde al telefono, non si dovrebbe chiedere: “Pronto, chi è?”
Si dovrebbe chiedere: “Pronto, chi sono?”
Capita molto spesso che, quando rispondiamo al telefono, noi sappiamo già chi ci sta chiamando, ancor prima di guardare lo schermo.
Questo succede perché, in realtà, noi ci autotelefoniamo. La chiamata di un amico piuttosto che un altro, è semplicemente a voce di qualcuno che ci ricorda chi siamo, che in quel momento sa cos'è giusto comunicarci per la nostra evoluzione interiore. Che grande cosa il telefono, se usato nel modo giusto può essere paragonato ad un oracolo. Quanta meraviglia nell'esistenza, quanta perfezione. Aprire gli occhi significa semplicemente questo: scoprire che la magia è ovunque.

Che cos'è questa magia allora?
Io la definirei: la forza dell'invisibile.
Qualsiasi cosa, prima di manifestarsi nel visibile, deve essere stata precedentemente, creata e plasmata nell'invisibile. Cosa significa questo?
Semplicemente che attimo dopo attimo noi creiamo grazie ad un insieme di volontà, paura e fantasia la realtà che ci circonda. In molti non credono in questo principio base dell'esistenza perché sono convinti di avere il dominio sulle proprie parole e le proprie azioni. Semplicemente: non è vero.
Nell'inconscio si muovono tutta una serie di pensieri e paure sulle quali non abbiamo nessun controllo ed è molto difficile rendersene conto proprio perché vivono negli anfratti più bui del nostro essere.
Che manifestazioni potrà allora creare un inconscio di paura? Esattamente quella che avete davanti agli occhi.
Cosa si può fare in proposito? Per iniziare: osservarsi, chiedersi il perché delle nostre azioni. 
Cos'è che ci porta a fare una scelta piuttosto di un'altra? La paura di qualcosa o il desiderio di creare una vita libera da condizionamenti e timori?
Chiedetevelo...io lo faccio da un po' e devo dire che da quando ho assunto questa visione, la mia vita è cambiata in meglio.
Come sempre, condivido con voi le mie esperienze e ringrazio di cuore tutti coloro che mi scrivono condividendo le loro.
Provate!
Buon viaggio.