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giovedì 31 ottobre 2013

"Erotismo e Spiritualità" di Claudio Marucchi

La travolgente forza ispiratrice dell'amore è contemporaneamente in 

grado di elevare l'individuo o disperderlo nell'abisso della frammentazione. 

L'amore è alla base di ogni forma di illuminazione, come ogni forma di autodistruzione. 

Per questo si dice folle d'amore” o “innamorato follemente”. Il vero amore esige un grado

di follia che lo avvicina all'esperienza mistica o magica. 

La via dell'amore è connaturata al desiderio di sé, ma si realizza nel desiderio della perdita 

di sé. Come stella polare interiore orienta il  soggetto a mettersi in cammino verso se 

stesso, per scoprire che ci si conquista abbandonandosi, ci si ritrova perdendosi, e così via,

di paradosso in paradosso.

Un simile desiderio è il punto di contatto tra l'amore per il partner (eros) e l'amore

universale (agape). Solo una visione monca può continuare a concepire questo distinguo

come una reale separazione. Non è un caso che in alcuni contesti antichi, gli amanti si

chiamino tra loro fratello e sorella. Accade con Iside e Osiride in Egitto, e anche con la

coppia mirabilmente celebrata nel Cantico dei Cantici. Il partner è l'incarnazione

dell'universo, dell'alterità assoluta, quindi eros è la possibilità pratica di agape.

Un'attitudine moralizzatrice ha spaccato la continuità e l'identità tra sessualità e vita

spirituale. Ciò che il moralismo ha strappato, la pratica può ricucire. La pratica è retta

dalla dimestichezza con i simboli. Lo stesso termine “simbolo” - dal greco “syn-ballein”

mettere insieme-indica la cura per riparare i danni fatti dal moralismo. Quando il simbolo

tende la mano all'inconscio, la profondità del sacro risponde. L'incontro tra le due istanze

incita la produzione di una sintesi nella coscienza, il vertice di eros e sacro, emblema del

ricongiungimento, del matrimonio dell'uomo con l'assoluto.”

(dal primo capitolo di Erotismo e Spiritualità di Claudio Marucchi)






mercoledì 30 ottobre 2013

Esiste un solo tipo di fedeltà, quella verso noi stessi.

Ho dei principi, pochi ma saldi.

A volte, nella vita, creiamo situazioni che ci permettono di rafforzarli o metterli in dubbio. 

Un principio è qualcosa di forte dentro di te, regole base nella tua esistenza. 

Quando ci si sforza di andare contro il nostro più profondo sentire solitamente per soddisfare un capriccio o

una vanità momentanea; principio vacilla e la certezza di aver tradito noi stessi si fa strada. 

Il gioco si fa duro.

Benedici questi momenti, sono preziose occasioni che formano il carattere.

Esiste un solo tipo di fedeltà, quella verso noi stessi.

Ogni momento in cui il nostro cuore vacilla e la mente la fa da padrona ci sentiamo come funamboli con un 

piede ben saldo al filo e l'altro sospeso, ma abbiamo solo un attimo per

fare il passo successivo.

Come funamboli abbiamo un'asta tra le mani, ci aiuta a tenere

 l'equilibrio, quest'asta è la coscienza. 

Quando esitiamo anche solo per un attimo il filo ondeggia più forte e noi

siamo obbligati ad adattarci velocemente; ma non sarà più come prima

saranno necessari diversi nuovi passi per riprendere l'equilibrio

“quasi” perduto. Un funambolo non può scendere dalla corda, fatto il primo passo con cuore e coscienza 

deve arrivare fino alla fine in un modo o nell'altro. 

Questo vale per le nostre decisioni. 

Ogni volta in cui il tuo cuore vacilla e la mente si fa forte cerca un equilibrio grazie all'aiuto della coscienza, 

rimani saldo alla corda e cammina guardando sempre dritto davanti a te.

La tua traversata sul vuoto è la pace necessaria, imprescindibile se vuoi progredire nell'esperienza di te

stesso. 

Una volta attraversato il baratro a te la scelta se intraprendere un nuovo volo o sederti a riposare e goderti il 

piacere di un qualcosa che hai portato a termine. Quando ti rialzerai non dimenticare l'asta e ricordati di 

portare con te il filo. La strada è lunga e le montagne infinite, resta fedele a coscienza e cuore e nessun 

crepaccio resterà per te un segreto.


Buon viaggio.






lunedì 28 ottobre 2013

Non permettere mai a nulla di diventare la tua prigionia..

“ Fluisci quanto più ti è possibile, in modo selvaggio.

Non credere ai limiti, e non permettere a nessuno di confinarti, per nessun motivo.

Non permettere mai a nulla di diventare la tua prigionia. Continua a fluire, a muoverti, a scorrere;

più sei simile ad un fiume, più ti avvicinerai all'oceano.”

Osho Rajneesh

Buon Viaggio.


domenica 27 ottobre 2013

"Mi muovo come una foglia che, caduta dall'albero, sa che prima o poi dovrà toccare terra ma intanto vola.."

"Esco di casa verso le 18 con Emesh (il tamburo sciamano) ho qualche vaga idea di dove 

suonarlo, non tanto per me ma per la gente, per le persone che girano, girano,

girano...arrivo a San Pietro e mi trovo una marea di fedeli che ascoltano una qualche

celebrazione. La Piazza è gremita ed anche Via della Conciliazione è ben occupata. Mi

sembra quasi di essere ad un festival, ad un concerto, giro con il mio tamburo a tracolla

come uno che è capitato lì per sbaglio, poi esce Papa Francesco, mi giro verso i 

maxischermi, lo vedo. Decisamente stanco, dice qualche parola, capisco che è un incontro

per famiglie, incrocio francesi, tedeschi, Ucraini ecc...ecc.. Mi dirigo verso Castel 

Sant'Angelo, vedo dei novelli sposi che fanno foto ed una marea di extracomunitari con

mercanzia in terra, va bene accettare lo straniero ma dover fare la gincana per passare mi 

sembra esagerato. Faccio un giro intorno al Castelli respirando l'atmosfera. Emesh palpita

anche io, suonare in mezzo al caos, circondato dalla città, dai facciamo questa

esperienza. Mi siedo su un gradone al lato di alcune scale che scendono verso i giardini,

mi sistemo ed inizio. Lentamente, pian piano il battito cresce, fino ad esplodere in un

vortice di suono. C'è solo Lui, c'è solo Lui, poi gradatamente modero la potenza, fino ad

una nuova espansione. Riappare piano piano il mondo circostante, i suoni, il Castello, gli 

alberi e le persone. Lentamente ritorno in questa dimensione, lentamente..mi muovo come

una foglia che caduta dall'albero sa che prima o poi dovrà toccare terra, ma intanto volo."

di Adi Dronadev
 



Grazie Adi.

sabato 26 ottobre 2013

Fatevi un regalo ...

Con il cuore in mano, vi chiedo di farmi un grande regalo: non 

aspettatevi nulla da me, vi

prometto che farò lo stesso con voi.

L'aspettativa distrugge la bellezza del presente 

e avvelena la purezza dei sentimenti.

L'aspettativa ci trascina in lande desolate, 

è il gusto amaro dei sogni infranti, l'anticamera 

di ogni delusione.

Non aspettatevi nulla nei rapporti umani, 

così ogni nuova carezza sarà un dono prezioso.

Non aspettatevi nulla dal cielo, così ogni mattina 

che sia di sole o di pioggia vi ricorderete

di guardare in alto e ne scorgerete la bellezza.

Non aspettatevi nulla da voi stessi ma impegnatevi a rendere

i vostri sogni realtà

giorno per  giorno, vi stupirete di quanto in realtà siete bravi, 

di quanto in realtà siete unici.

L' aspettativa preme sul collo, ci rende ansiosi e critici,

impedendoci di vedere quanto di prezioso stiamo creando.


Non aspettatevi nulla, fatevi questo grande regalo

e vedrete la Magia, la vera Magia, quella

che porta il vento in ogni suo soffio.

Buon Viaggio.






venerdì 25 ottobre 2013

"I SETTE SPECCHI ESSENI" di Gregg Braden

Tratto dalla trascrizione della videoconferenza "Camminare tra i mondi"


Gli antichi Esseni forse identificarono meglio di chiunque  altro il ruolo dei rapporti umani, riuscendo a dividerli in 7categorie: 7 misteri corrispondenti ai vari tipi di rapporto che ciascun essere umano avrebbe esperimentato nel corso della sua vita di relazione. Gli Esseni li hanno definiti “specchi” e ci fanno ricordare che in ogni momento della nostra vita la nostra  realtà interiore ci viene rispecchiata dalle azioni, dalle scelte e dal linguaggio di coloro che ci circondano.
IL 1° SPECCHIO ESSENO

Il primo specchio esseno, dei rapporti umani, è quello della nostra presenza  nel momento presente.
 Il mistero del Primo specchio è incentrato  su cosa noi inviamo nel momento presente, alle persone che ci stanno accanto.  
Quando ci troviamo circondati da individui e modelli di rapporto di comportamento in cui domina l’aspetto della rabbia o della paura, lo specchio funziona in  entrambi i sensi, potrebbe invece trattarsi di gioia, estasi e felicità, ciò che vediamo nel primo  specchio è l’immagine di quello che noi siamo nel presente. Chi ci è vicino ce lo rimanda, rispecchiandoci.

                                                           
IL 2° SPECCHIO ESSENO

Il secondo specchio esseno, dei rapporti umani, ha una qualità simile alla precedente ma è un po’ più sottile. Anziché riflettere ciò che siamo, ci rimanda ciò che noi giudichiamo nel momento presente.  
Se siete circondati  da persone, i cui modelli di comportamento vi provocano frustrazione o scatenano la vostra rabbia o astio e se percepite che quei modelli non sono vostri in quel momento, allora chiedetevi: Mi stanno mostrando me stesso nel presente?  Se potete onestamente rispondervi con un no c’è una buona probabilità che vi stiano invece mostrando ciò che voi giudicate nel momento presente.  La rabbia, l’astio o la gioia che voi state giudicando.
Pensiamo a quando varie persone impersonano gli stessi modelli per voi esprimendo rabbia ed astio.  Vi è mai capitato di essere irritati o ansiosi di arrivare da qualche parte e di salire in macchina rendendovi conto che avete fatto continuamente delle scelte sbagliate: in banca avete scelto la fila più lenta, avete sbagliato la rampa di accesso nel raccordo stradale, e ora mentre guidate  vi ritrovate dietro a macchine che vanno a 50 Km all’ora in una strada dove si potrebbe andare a 100?  Può darsi che quelle persone vi stiano riflettendo ciò che siete in quel momento.

IL 3° SPECCHIO ESSENO


 Il terzo specchio esseno dei rapporti umani è uno degli specchi più facili da riconoscere, perché lo percepiamo ogni volta che ci troviamo alla presenza di  un’altra persona, quando la guardiamo negli occhi, e in quel momento accade qualcosa di magico.  Alla presenza di questa persona, che forse non conosciamo nemmeno, sentiamo come una scossa elettrica, forse anche la pelle d’oca sulla nuca o sulle braccia.  Che cosa è appena successo, in quell’attimo?
Attraverso la saggezza del terzo specchio ci viene chiesto di ammettere la possibilità che, nella nostra innocenza, noi rinunciamo a delle grosse parti di noi stesi, per poter sopravvivere alle esperienze della vita.  Possono venir perse, senza che noi ce ne rendiamo conto, o forse le perdiamo consapevolmente o ancora ci vengono portate via da coloro che hanno un potere su di noi. 
Talvolta quando ci troviamo in presenza di un individuo che incarna proprio le cose che abbiamo perduto e che stiamo cercando, per poter ritrovare la nostra interezza, i nostri corpi esprimono una risposta fisiologica per mezzo della quale realizziamo di nutrire un’attrazione magnetica verso quella persona.
Se vi trovate in presenza di  qualcuno e, per qualche motivo inspiegabile, sentite l’esigenza di passare del tempo con quella persona, ponetevi una domanda: che cosa ha questa persona che io ho perduto, ho ceduto, o mi è stato portato via?  La risposta  potrebbe sorprendervi molto perché in realtà riconoscerete questa sensazione di familiarità, quasi verso  chiunque incontriate.  Cioè vedrete delle parti di voi stessi in tutti.  Questo è il terzo mistero dei rapporti umani. 


IL 4° SPECCHIO ESSENO


Il quarto specchio esseno dei rapporti umani è una  qualità un po’ diversa.  Spesso nel corso degli anni ci accade di  adottare dei modelli di comportamento che poi diventano tanto importanti  da farci riorganizzare il resto della nostra vita per accoglierli. 
Sovente tali comportamenti sono compulsivi, creano dipendenza. Il Quarto mistero dei rapporti umani, ci permette di osservare noi stessi in uno stato di dipendenza e compulsione.  Attraverso la dipendenza e la compulsione, noi rinunciamo lentamente proprio alle cose a cui  teniamo di più.  Cioè mentre le cediamo, poco a poco vediamo noi stessi lasciare le cose che più amiamo.  Ad esempio, quando parliamo di dipendenza e compulsione, molte persone pensano all’alcol e alla nicotina che sono certamente capaci di creare tali stati.
Ma ci sono altri modelli di comportamento più sottili come l’esercizio  di controllo in ambiente aziendale o  in famiglia o come la dipendenza dal sesso, dal possedere o generare denaro e abbondanza, anche questi sono esempi di compulsione e dipendenza. 
Quando  una persona incarna un simile modello di comportamento, può star certa che il modello, che pur è bello di per sé, si è creato lentamente nel tempo. Poco a poco, noi rinunciamo alle cose  che ci sono più care.  Se riorganizziamo le nostre vite per far posto al modello dell’alcolismo o all’abuso di sostanze forse stiamo rinunciando a porzioni della nostra vita rappresentate dalle persone che amiamo, dalla famiglia, dal lavoro, dalla nostra stessa sopravvivenza.
Il tratto positivo di questo modello è che può essere riconosciuto ad ogni stadio, senza bisogno di arrivare agli estremi perdendo tutto.  Possiamo riconoscerlo, guarirlo, e ritrovare la nostra interezza ad ogni stadio.

IL 5° SPECCHIO ESSENO


Nella mia  opinione questo modello di rapporti umani, il quinto specchio esseno, è forse il più potente in assoluto, perché credo ci permetta di vedere meglio e più profondamente degli altri la ragione per cui abbiamo vissuto la nostra vita in un dato modo.  Esso rappresenta lo specchio che ci mostra i nostri genitori nel corso della nostra interazione con loro.
Attraverso questo specchio ci viene  chiesto di ammettere la possibilità che le azioni dei nostri genitori verso di noi riflettano  le nostre credenze e aspettative nei confronti di quello che potrebbe configurarsi come il più sacro rapporto che ci sia dato di conoscere sulla Terra e cioè il rapporto fra noi e la nostra Madre  e il nostro Padre Celeste, vale a dire con l’aspetto maschile e femminile del nostro creatore, in qualunque modo lo concepiamo.
E’ attraverso il rapporto con i nostri genitori, che essi ci mostrano le nostre aspettative  e credenze verso il rapporto divino. Per esempio se  ci troviamo a vivere un rapporto con genitori da cui ci sentiamo continuamente giudicati o  per i quali anche  fare del nostro meglio non è mai abbastanza, è altamente probabile che quel rapporto rifletta la  seguente verità: siamo noi che crediamo, dentro di noi, di non essere all’altezza e che forse non abbiamo realizzato quello che ci si aspettava da noi attraverso la nostra  percezione di noi stessi fino al Creatore.
Questo è uno specchio potente e molto impalpabile, che, forse più di altri, ci  può svelare perché abbiamo vissuto le nostre vite in un determinato modo.

IL 6° SPECCHIO ESSENO


Il sesto specchio esseno dei rapporti umani ha un nome abbastanza infausto, infatti gli antichi lo chiamarono: l’Oscura notte dell’anima.
Ma lo specchio in sé non è necessariamente altrettanto sinistro del suo nome.  Attraverso un’oscura notte dell’anima, ci viene ricordato che la vita tende verso l’equilibrio, che la natura tende  verso l’equilibrio e che ci vuole un essere estremamente  magistrale per bilanciare quell’equilibrio. 
Nel momento in cui affrontiamo le più grandi sfide della vita possiamo star certi che esse  divengono possibili solo dopo che abbiamo accumulato tutti gli strumenti che ci servono per superarle con grazia e con facilità, perché è quello il solo modo per superarle.
Fino a che non abbiamo fatto nostri quegli strumenti non ci troveremo mai nelle situazioni che ci richiedono di dimostrare determinati livelli di abilità.  Quindi, da questa prospettiva, le sfide più alte della vita, quelle imposteci dai rapporti umani e forse  anche dalla nostra stessa sopravvivenza, possono essere percepite come delle grandi opportunità a nostra disposizione, per saggiare la nostra  abilità, anziché come dei test da superare o fallire.
E’ proprio attraverso lo specchio della notte oscura dell’anima che vediamo noi stessi nudi, forse per la prima volta, senza l’emozione, il sentimento, ed il pensiero, senza tutte le architetture che ci siamo creati intorno per proteggerci.
Attraverso questo specchio possiamo anche provare a noi stessi che il processo vitale è degno di fiducia ed anche che possiamo aver fiducia in noi stessi mentre viviamo.

IL 7° SPECCHIO ESSENO


Dalla prospettiva degli antichi, il settimo mistero dei rapporti umani o settimo specchio esseno era il più sottile e, per alcuni versi, anche il più difficile.  E’ lo specchio che ci chiede di ammettere la possibilità  che ciascuna esperienza di vita, a prescindere dai suoi risultati, è di per sé perfetta e naturale.  A parte il fatto che si riesca o meno a raggiungere gli alti traguardi che sono stati stabiliti per noi da altri, siamo  invitati a guardare i nostri  successi nella vita senza paragonarli a niente. Senza usare riferimenti esterni di nessun genere.
Il solo modo in cui riusciamo a vederci sotto la luce del successo o del fallimento è quando misuriamo i nostri risultati, facendo uso di un  metro esterno.  A quel punto sorge la seguente domanda: “A quale  modello ci stiamo rifacendo per misurare i nostri risultati? Quale metro usiamo?”
Nella prospettiva di questo specchio ci viene  chiesto di ammettere la possibilità che ogni aspetto della nostra vita personale – qualsiasi aspetto  - sia perfetto così com’è. Dalla  forma e peso del nostro corpo ai nostri risultati in ambito accademico, aziendale o sportivo.  Ci renderemo conto insieme che, in effetti, questo è vero  e che un risultato può essere sottoposto a giudizio solo quando viene paragonato ad un riferimento esterno.
Siamo quindi  invitati a permettere a noi stessi di essere il solo punto di riferimento per i risultati che raggiungiamo.

Potete trovare la trascrizione completa della conferenza qui:

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giovedì 24 ottobre 2013

Silenzio...

Rubata alla vita
nascosta
dietro un filo d'erba
certa che il sole non potesse raggiungermi
la pelle bruciata
cerca sollievo
tra le acque di una sorgente nascosta
la vita rapita
la vita perduta
la vita imposta e quella cercata
la vita
la mia
null'altro conosco
mi appartiene
come un respiro
tra venti che soffiano lontano e forte
un ciclone d'amore ha stravolto i miei sogni
un dolore imprevisto gli ha ridato vita
ma i sogni si perdono
in notti che finiscono
e la realtà resta a tenermi compagnia
nella letizia di un alba tinta di rosso.


domenica 20 ottobre 2013

L'amore è una forza non una debolezza..

"L'amore di cui stiamo parlando, al servizio dell'autorealizzazione, non può e non deve mai mettere in imbarazzo la libertà. Rinunciando alla libertà, l'amore perde se stesso. L'amore è una forza non una debolezza, non può concedere nulla alla dipendenza, alla paura, al possesso. Gelosia, esclusività, attaccamento, sono maschere delle proprie paure e debolezze, un modo meschino per tradire l'amore.
Spacciando la gelosia e l'attaccamento per sintomi di quanto si voglia bene e "si tenga " all'altro e così via, si
rinnega la natura dell'amore. Confondere la gelosia e la dipendenza con una dimostrazione d'affetto, significa scambiare la paura con l'amore. L paura dipende dalle debolezze mentre l'amore è una forza.
Cedere la proprietà del corpo o pretendere quella del corpo altrui implica rinnegare la natura dell'amore.
Trattare il partner come una proprietà esclusiva significa renderlo un oggetto; significa scambiare per amore un senso di territorialità più simile a quello che un cane ha dello spazio in cui consente di muoversi la sua catena. La catena misura tutto il suo mondo."

(da "Erotismo e spiritualità" di Claudio Marucchi, ediz. L'età dell'Acquario")





venerdì 18 ottobre 2013

Ottobre

Voli si intrecciano
rimandano
ancora una volta
si negano.
Ali
planare su ogni terra.
Rasentare il crespo mare.
Specchiarti in un lago d'amore.
Voli si innalzano
lontani
certo 
non troppo.
A lungo si attendono.
Voci di foglie cantano
in questo giorno d'ottobre
rami piangono figlie ormai tinte di rosso
come un sangue che lentamente riempie
cadono morte in tappetti d'incanto
e noi
che volare non possiamo
ne portiamo via una, due
tra le pagine
nell'illusione di conservare i mille colori
di riportarle all'antico splendore
foglie di gioia
nel libro del cuore
in questo giorno d'ottobre
conservate dal calore
sbriciolate dal tempo
in frammenti d'amore
la stagione alle porte
sole e pioggia 
vita e morte 
semplicemente 
planando ancora
all'ombra del mio sorriso
e la bellezza torna
proprio là
dove credevo d'averla perduta.



giovedì 17 ottobre 2013

Incontri con angeli in carne ed ossa..

Il prossimo incontro che sto per narrarvi è forse, in assoluto, il più magico e romantico della mia vita.
In quel periodo vivevo a Nizza, in Francia , nella casa che era della famiglia di mio padre.
Una mia cara amica ed io decidemmo di andarci per passare qualche mese in un posto di mare, trovare un lavoretto e dedicarci alla lettura ed al riposo. Non avevamo molti soldi con noi, trovare un lavoro si rivelò praticamente impossibile, così passavamo il tempo a leggere e tenevamo i pochi soldi che avevamo per mangiare: eravamo molto serene.
Un giorno, uscendo di casa trovammo una piuma bianca per terra, sul momento non demmo molta importanza all'accaduto, una bella piuma bianca come tante che vengono perse dai mille uccelli che vivevano in città; forse un po' più bianca del solito; forse un po' più morbida ma dopo averla notata passammo oltre. Dal giorno seguente cominciammo a trovarne altre anche in casa ed iniziammo a fantasticare sull'origine di queste piume, la fantasia dei sogni era in noi, più viva che mai.
I giorni passavano leggeri ed ogni tanto la sera facevamo una passeggiata per la città giungendo fino alla spiaggia.
Una di quelle sere, sedute su di una panchina guardavamo il mare di notte, quando diventa una cosa sola con il cielo. Un  ragazzo con un cappotto nero, un basco sui corti capelli biondi e dei brillanti occhi azzurri ci chiese se poteva unirsi a noi per fumare una sigaretta, gli facemmo posto e si sedette nel mezzo.
La mia amica ed io ricordiamo solo che ci chiese i nostri nomi e ci disse il suo: Gabriel. Nessuna delle due ricorda una delle sue parole ma solo che ci disse cose che illuminarono il nostro cammino. Come in un sogno ci guardavamo stupite mentre il giovane parlava e così come era venuto se ne andò, senza una parola. I
l tempo di voltarci per guardarlo un'ultima volta ed era già scomparso nel nulla, lasciando al suo posto sulla panchina qualche piuma bianca....
Io non so chi o cosa fosse quel ragazzo ma di una cosa sono certa: sono pochi coloro che lasciano morbide piume bianche in ricordo del proprio passaggio.
Buon viaggio.





mercoledì 16 ottobre 2013

"L’amore si rivela come trascendenza, perché è tendere verso l’altro. L’altro è l’oltre."

"L'ideale poetico del romantico rasenta il linguaggio mistico e religioso, in cui il sentimento trabocca dal cuore, incontenibile, e si veste di parole cariche di sacralità. In questo senso l'amore è un mezzo che ha il proprio fine in un continuo miglioramento di sé. Il Sacro indossa l'Eros per muovere lo spirito verso la trascendenza. Il dicibile sull'amore è un incompiuto pienamente realizzato. Le infinite parole che analizzano o magnificano l'amore ne confermano l'inspiegabilità (...). Le parole intessute su ogni possibile forma d'amore sono orpelli, per coronare 
un'interiorità abissale che, con le parole o con l'arte, non viene soltanto celebrata ma più spesso celata (...).
L'amore si rivela come trascendenza, perché è tendere verso l'altro. L'altro è l'oltre. "

[tratto dal primo capitolo dell'ultimo libro di Claudio Marucchi: "EROTISMO E SPIRITUALITA'" ]


"

martedì 15 ottobre 2013

Penetra fino al cuore!

"Sette sono le chiavi della grande porta
Essendo otto in una ed una in otto
Per prima cosa, sia immobile il tuo corpo,
Avvolto nel sudario della volontà
Rigido come cadavere; così potrai abortire
I bimbi nevrotici che solleticano il pensiero,
Poi regola il tuo ritmo del respiro
Sia basso, agevole, regolare, lento
Così che l'esser tuo sia in sintonia
Con il Sonno del grande Mare Pacifico
Terzo: sia pura e calma la tua vita
Ondeggi dolcemente come una palma in assenza di vento
Quarto: la volontà di vivere sia legata
All'unico grande amore del profondo
Quinto: lascia che il tuo pensiero, divinamente libero dai  sensi, osservi la sua entità
Sorveglia ogni pensiero che scaturisce: accresci
ora per ora la tua vigilanza!
Intensa e acuta, volta all'interno, non si lasci
Sfuggire un solo atomo d'analisi!
Sesto: su di un solo pensiero ben fissato
Arresta ogni bisbiglio del vento!
Coma una fiamma eretta e immota,
Brucia l'esser tuo in una parola!
Acquieta poi quell'estasi, prolunga,
La tua meditazione salda e forte
Uccidendo anche Dio, s'Egli distrae
La tua attenzione dall'atto prescelto!
Infine, soverchiate tutte queste cose,
E' tempo che fiorisca il fiore di mezzanotte!
L'unità è compiuta. Eppure, persino in questo,
Figlio mio, tu non ti sbaglierai
Se freni l'espressione, se lanci
Lo sguardo alla radice oscura dell'estasi,
Obliando nome, forma, vista, tensione,
Anche di tale alta coscienza;
Penetra fino al cuore! E qui io ti lascio:
Tu sei il Maestro. Io rendo omaggio
Al tuo splendore che lontano irraggia,
O Fratello dell' Astro d' Argento!"

Tratto da: "Aha!"
di Aleister Crowley


sabato 12 ottobre 2013

I valori della vita: l'infelicità si paga a caro prezzo, la gioia è gratis.

Sto leggendo un articolo, si chiama: “I valori della vita”. Secondo l'autore i valori della vita sono: rispetto, amore, libertà, fede, famiglia, amicizia, onore e coraggio.
Controllo l'etimologia della parola “valore”. Dal latino valòrem derivato da valére: essere forte,gagliardo,avere merito pregio, virtù dell'animo che fa l'uomo eccellente in ogni cosa che egli imprende 2)merito, prezzo di ogni cosa. La stessa parola indica una virtù o un costo. E' uno strano abbinamento. Vuol forse dire che essere virtuosi ha un prezzo? O che essere virtuosi ci porta un regalo?
Non credo che: rispetto, amore, libertà, fede,famiglia, amicizia, onore e coraggio siano dei valori, non trovo che siano delle virtù, dovrebbero essere la normalità. Le linee guida di ogni essere.
Dall'articolo deduco che non è così, altrimenti non avrebbe alcun senso scrivere una cosa del genere.
Quelle che l'autore definisce virtù stanno alla base di qualsiasi vita felice, perché essere felici è normale, sai?
Essere felici è la normalità, non esserlo è patologico. Essere felice non sempre significa semplicemente vivere secondo i tuoi desideri, o meglio: desiderare ciò che hai.
Il valore non ha prezzo, il costo è la tua vita. La tua esistenza ha un prezzo? Solo l'infelicità si paga, la gioia è gratis!
Buon Viaggio.



mercoledì 9 ottobre 2013

Il lavaggio del cervello!

Un lavaggio del cervello, non sarebbe assolutamente un male il lavaggio del cervello.
Un lavaggio del cervello vero però, un lavaggio che tolga ogni pensiero, un lavaggio che liberi la mente da qualsiasi meccanismo che non riusciamo a controllare.
Ci vorrebbero le lavanderie del cervello, si va in lavanderia, si dà il proprio cervello e si aspetta che ce lo restituiscano bello pulito, stirato, come nuovo!
E voi direte: “Ma se diamo il cervello poi come facciamo a vivere? Se lo mettiamo in lavatrice cadremo sul pavimento! ”
Errore!
Ora vi spiego come si fa: ci si siede in una posizione comoda, si inizia ascoltando e seguendo il proprio respiro, ad ogni nuova inspirazione equivale un giro di lavatrice, piano piano dovete osservare le macchie che si presenteranno (tutti i vostri pensieri belli o brutti che siano).
Osservate le macchie, non giudicatele, non vi mettete a pensare come e dove avete sporcato la tovaglia. Guardatele e basta, senza far nulla, rimanete seduti, in silenzio e non fate niente altro che essere lì.
Fatelo ogni giorno, aumentando progressivamente il tempo del lavaggio, primo giorno 10 minuti poi 15 e così via.
Un cervello pulito è indispensabile per riuscire a sentire il battito del cuore, presto vi dimenticherete della respirazione, sarà automatica e partirà il canto di ciò che siete, anima e niente di più..anima e niente di meno.

Buon viaggio.


lunedì 7 ottobre 2013

Felicità..

"Ho vissuto molto, e ora credo di aver trovato cosa occorra per essere felici: una vita tranquilla, appartata, in campagna. Con la possibilità di essere utile alle persone che si lasciano aiutare, e che non sono abituate a ricevere. E un lavoro che si spera possa essere di qualche utilità; e poi riposo, natura, libri, musica, amore per il prossimo. Questa è la mia idea di felicità" diceva Tolstoj..beh, che dire? E' anche la mia..


sabato 5 ottobre 2013

Il primo passo per la vita eterna è che devi morire

Il primo passo per la vita eterna è che devi morire.
Basta con le cazzate, puoi meditare in cromoterapia mille anni, puoi conoscere i più antichi segreti di qualsiasi ordine esoterico, puoi saper piegare una forchetta con la mente ma se non muori, la vita eterna te la scordi.
Non è facile morire sai? Molti pensano che qualcuno sia morto, ma non è vero, quasi mai nessuno muore. Si va avanti vita dopo vita, vivendo, vivendo e vivendo ancora!
Crediamo di morire, ci illudiamo che morendo cambierà qualcosa. Non è così.
Dovunque tu sarai, in qualsiasi posto, in qualunque epoca sarai sempre e comunque in compagnia di te stesso.
Non ti liberi di te tanto facilmente, sai? Se ti illudi che basti buttarti giù da un palazzo ti sbagli di grosso.
Non puoi morire da morto, puoi solo morire da vivo.
Sei pronto a morire da vivo? In tutta onestà: sei pronto a uccidere te stesso? A smetterla di essere in due?
Sì, perché forse non ci hai fatto caso, ma adesso siete in due! Ci sei tu che leggi e tu che pensi a ciò che stai leggendo ..e ti va ancora bene, se siete solo in due, potreste essere anche 7 o 8.
Vuoi la vita eterna? Uccidi l'altro ..restando vivo!
Buon viaggio..