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martedì 9 giugno 2015

"La travolgente forza ispiratrice dell'amore" di Claudio Marucchi

La travolgente forza ispiratrice dell’amore è contemporaneamente in grado di elevare l’individuo o disperderlo nell’abisso della frammentazione. L’amore è alla base di ogni forma di illuminazione, come di ogni forma di autodistruzione. Per questo si dice “folle d’amore” o “innamorato follemente”. Il vero amore esige un grado di follia che lo avvicina all’esperienza mistica o magica. La via dell’amore è connaturata al desiderio di sé, ma si realizza neldesiderio della perdita di sé. Come stella polare interiore, orienta il soggetto a mettersi in cammino verso se stesso, per scoprire che ci si conquista abbandonandosi, ci si ritrova perdendosi, e così via, di paradosso in paradosso. Un simile desiderio è il punto di contatto tra l’amore per il partner (eros) e l’amore universale (agape). Solo una visione monca può continuare a concepire questo distinguo come una reale separazione. Non è un caso che in alcuni contesti antichi, gli amanti si chiamino tra loro fratello e sorella. Accade con Iside ed Osiride in Egitto, e anche con la coppia mirabilmente celebrata nel Cantico dei Cantici. Il partner è l’incarnazione dell’universo, dell’alterità assoluta, quindi eros è la possibilità pratica di agape. Un’attitudine moralizzatrice ha spaccato la continuità e l’identità tra sessualità e vita spirituale. Ciò che il moralismo ha strappato, la pratica può ricucire. La pratica è retta dalla dimestichezza con i simboli. Lo stesso termine “simbolo” – dal greco “syn-ballein”, mettere insieme – indica la cura per riparare ai danni fatti dal moralismo. Quando il simbolo tende la mano all’inconscio, la profondità del sacro risponde. L’incontro tra le due istanze incita la produzione di una sintesi nella coscienza, il vertice di eros e sacro, emblema del ricongiungimento, del matrimonio dell’uomo con l’assoluto.


Come espressione del simbolo, l’eros è il mezzo con cui compiere la comunione tra opposti, una risoluzione dei conflitti. Questo tipo di amore è, a sua volta, un simbolo della ricerca di unità tra sé e il trascendente. Si può amare follemente perché l’amato incarna l’amore del sé per l’assoluto. L’erotismo sacro offre una sorta di “auto-redenzione”, la sola salvezza non potrà venire più dall’esterno, né dagli Dei né da coloro che pretendono di rappresentarlo. Come scrisse con mirabile efficacia Anton LaVey: “Ora dì al tuo cuore: io sono il mio redentore”. Non vi è alcun bisogno di “salvezza”, è solo una scusa per far sentire una persona in debito verso il “salvatore”. Ciascuno è la propria condanna e la propria salvezza. Comprendendo questo si potrà smettere di incolpare qualcun altro dei propri fallimenti o attribuirgli i meriti dei propri successi.

DA "EROTISMO E SPIRITUALITA'" di C. MARUCCHI ediz. L'Età dell'Acquario

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