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domenica 13 aprile 2014

Una goccia d'eternità

Chiedo scusa a questo mondo. Lo prego di perdonarmi per aver creato la fame, la sete, la guerra.
Chiedo scusa a questo mondo per averlo costretto a parlarmi di me stessa attraverso il dolore e la morte.
Imploro questo mondo di aver compassione del mio essere ancora così fragile e soggetto alle burrasche dell’egoismo.
Chiedo scusa a tutti i bambini che piangono da soli, alle donne violentate, ai poveri inginocchiati per le strade. Chiedo scusa ai ciechi, i loro occhi sono la mia incapacità di vedere il bello che c’è in ogni cosa.
Chiedo scusa ai sordi, per non aver ascoltato il canto della vita. Che mi perdonino anche coloro che non possono camminare, la mie esitazioni li tengono ancorati ad una sedia. 
Chiedo scusa al sole ed alla luna per aver diviso luce ed ombra nel mio essere impedendo così i loro baci d’amore.

Imparerò ad ascoltare il canto delle foglie, a vedere l’incanto dell’esistenza, creerò una Me migliore fino a quando non riuscirò a perdonarmi dentro. Fino a che non sarò davvero Una sola che contiene Tutto e nel silenzio del mio respiro troverò la melodia di una goccia di eternità.


domenica 6 aprile 2014

Poesie di una prostituta

Una prostituta per la strada, una qualsiasi, una del mestiere. Una delle poche rimaste per scelta, sempre la stessa vecchia storia…Quando una sera, passando per la via, la solita via, vide un nugolo di persone davanti ad una porticina illuminata. Era un nuovo locale, bestemmiò perché avrebbe allontanato i clienti e si sarebbe dovuta trovare un altro posto per lavorare. Si fermò all’angolo ad osservare quei giovani che ridevano, le signore con le collane di perle ed i loro mariti in sciarpa di seta. Li conosceva bene lei, quei mariti…
Incuriosita, si chiuse il cappotto e si avvicinò, nel mentre le persone entravano nel club. Lei fu l’ultima, poi qualcuno chiuse la porta e spense le luci. Il locale era una piccola stanza buia con un palchetto di legno al fondo, un faretto barcollante illuminava un leggio ancora più storto della lampadina ed un ragazzo con la barba incolta salì su quel trespolo improbabile. Il giovane mise sul leggio un pacchettino di fogli e cominciò a leggere.
Erano poesie, poesie d’amore. Quanto tempo era passato dall’ultima volta che ne aveva letta una.
Erano poesie d’amore per una donna che non era presente, almeno così disse il poeta. Lei ascoltava affascinata, sognava di quella ragazza mancante, la vestiva di colori e profumi. La immaginava ora in bianco poi in nero, bionda e bruna.  
La donna delle poesie doveva essere stupenda, o forse no, magari era una come tante, tante di quelle lì. Quelle normali, forse aveva una collana di perle e probabilmente un giorno non avrebbe sposato il poeta ma un qualsiasi signor nessuno in sciarpa di seta.
Come volò alto il suo cuore, un cuore rattrappito, con ali spezzate ma trovava la forza per salire un po’ come se nulla fosse successo, come se la donna della poesia fosse Lei. Una donna come quelle, quelle che  vedeva solo passare ogni tanto la sera, di quelle che portano a spasso il cane, chiuse in giacche pesanti e cappelli di lana. Donne coperte, che avevano paura della notte. Lei, che di notte ci viveva, aveva paura del giorno. Temeva che alla luce del sole, qualcuno potesse scoprirla e vedere quello che era diventata. Usciva nel tardo pomeriggio per fare la spesa, con un cappello a falda larga e gli occhiali da sole, per nascondersi da se stessa, prima di tutto.
Il giovane poeta terminò la sua lettura e fu il turno di una ragazza dolce e goffa. Vestita di fiori e piccoli pois, la piccola poetessa parlava d’amore a sua volta. Raccontava di un incontro romantico, uno come tanti, niente di speciale in realtà ma i Suoi occhi di prostituta brillarono di lacrime sparse. Si emozionava al pensiero di baci rubati, di baci senza pagare il doppio, sì perché Lei, il bacio, lo faceva pagare il doppio.
Sognò della lettrice a fiorellini, del suo incontro mancato, dell’amore che le era stato tolto. Sentiva il leggero sfiorar di mani e l’emozione del primo sguardo. Com'era fortunato quel giovane, lui non doveva pagare per amare.

La lettura finì e la Donna di Tutti raccolse i suoi fazzolettini, sgattaiolò fuori prima che le luci fossero riaccese. Si incamminò decisa verso il prossimo angolo, ma il suo cuore ancora planante la trattenne e si voltò verso la porta del club. Vide il giovane poeta e la lettrice a pois baciarsi teneramente, alla luce fioca di un lampione qualsiasi. Li spiò silenziosa mentre le ali palpitanti volavano leggere verso le stelle ed ancora più su. Era una prostituta, una delle tante ma per quella notte fu una donna di quelle , di quelle del giorno. Sorrise a quei baci sotto il lampione, baci gratis, sorrise ed in silenzio come era venuta se ne andò verso il prossimo angolo.